Giustizia 2024? un incubo (167 puntata)

Tra politici e toghe sembra esistere una competizione per scegliere chi deve fornire la peggiore rappresentazione di sé. C’è una magistratura che mostra sdegno per l’antica speculazione basata sullo scaltro uso degli autovelox, ma c’è pure una parte di essa che si gira altrove per non vedere l’obbrobriosa esegesi della legge n. 6/2004. Eppure i furbetti dei “misuratori di velocità dei veicoli” spillano all’incauto guidatore qualche centinaio di euro, le tutele giudiziarie esogene possono ridurre sul lastrico i loro “assistiti” e le loro famiglie. Se è vero che tutti i politici sono i meri esecutori degli orientamenti imposti dal deep state e da qualche stegocrate è pur vero che nessun cittadino ha puntato loro un revolver alla testa per farli stare dove stanno, a fare quello che fanno. E’ una loro scelta e non si possono nascondere dietro un dito. Se i magistrati conculcano il diritto alla difesa e sfornano/modificano leggi in corso d’udienza, imitando pedestremente il sistema giuridico degli anglo-americani (common law), aumentando il carico di alea già connesso all’evoluzione dei processi, è pur vero che il consesso parlamentare non fa altro che sottoscrivere tacitamente l’andazzo. Un tempo esisteva lo Stato che, per quanto solo astrazione giuridica, svolgeva la funzione di mito legittimante-equilibrante dei vari poteri. Oggi emerge la schizofrenia della comunicazione delle istituzioni, le quali dovrebbero almeno dissimulare la loro unione con gli interessi privati o illegali, ma non ne sono più capaci. Ci duole constatare che in un paese ridotto a brandelli, diventato eminentemente classista, anche la giustizia è classista. Pochi si possono concedere il lusso di una vera difesa legale, d’altronde osteggiata in più maniere. Divagando a margine della nostra cronaca spesso ci siamo posti un interrogativo conturbante: esiste una cupola al riparo della quale vengono stabiliti i criteri generali e dalla quale poi originano tutte le vessazioni giudiziarie che da molti anni vediamo concretizzarsi sotto i nostri occhi?

L’inarginabile deriva spazia dal civile al penale, senza dimenticare l’amministrativo ed il tributario. Nei film d’avventura alla fine arrivano i “nostri” ma, nella realtà, i “nostri”, stando le cose così come appaiono, sono diventati i “loro”.

Le pratiche che subissano le cancellerie dei tribunali riguardano delle persone e le loro vite. La maggioranza di quelli che vengono maciullati tramite carte, chiacchiere e accordi fatti sottobanco, non raramente con malanimo, infine è gente così:

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Il nipote del ricorrente in CEDU scriveva poesie:

= Anche se non avesse senso =

Posso disperdere, questa notte, i miei versi

come foglie nei turbini del vento,

lasciar fuggire ogni senso.

Tramontano le ragioni di fronte alla sera.

I giorni di tempesta algidi e improvvisi,

caricati di un odio incomprensibile

hanno diviso la mente e

chiamato veleno la mia voce.

I versi non dicono nulla stasera

e le bugie cadono sull’anima

come l’impotenza dei perfetti nel cuore.

Stasera sbaglierò di nuovo, eppure,

anche se ti ho imprigionata fra le spine,

vorrei accarezzarti lo stesso amore mio.

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Ecco il suo certificato di morte, avvenuta il 14/8/2019:

Ecco la sua iscrizione sepolcrale:

Comporre versi alleggeriva il fardello del tuo terreno errare. Sognavi e scrivevi di “mondi lontanissimi di rado riflessi in occhi umani”…
Poi all’improvviso, in punta di piedi, ti accomiatasti rapito dalle stelle.

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Ecco la comunicazione della cessazione dell’incarico per la sua amministrazione di sostegno (incarico svolto dallo zio, attuale ricorrente in CEDU):

Ecco la procura speciale che l’avvocato G. C. ha fatto firmare alla madre il 11/3/2021 (documento già precedentemente postato).


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18/6/2024 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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