“Più affidi di bambini fai e più sei bravo”. Ecco la testimonianza: “I dirigenti soffrivano di ansia da prestazione. Sentivamo la pressione da parte dei capi. Volevano che aumentassimo gli affidi, anche perché Casa Affido era considerata il fiore all’occhiello del Comune di Torino. Facevano pressione sul nostro lavoro. Ci dicevano che più affidi riuscivamo a fare, più eravamo bravi. E a volte, per seguire questa logica, accadeva che bisognasse bypassare o velocizzare alcuni step dell’iter di affido”. Il Comune difende i servizi sociali. La procuratrice dei minori dice: “Il sistema non va criminalizzato”. Per carità guai a chi tocca il sistema della volontaria giurisdizione, orgoglio e vanto di qualunque tribunale nazionale! Eppure chi ricorda i primi interventi dei tribunali nelle famiglie durante gli anni Novanta del secolo scorso ricorda pure le tante vite distrutte nei decenni successivi. Intere famiglie vengono ancora oggi devastate dal modus operandi di certi magistrati e di certi servizi sociali. Nel 2008 persino Maurizio Costanzo dovette arrendersi al loro strapotere ed il giornalista venne silenziato per sempre (come peraltro dimostra, per chi volesse controllare, tutta la sua attività giornalistica successiva a quell’anno). Il sistema V. G., pur accanitamente difeso dai suoi “addetti” (ci mancherebbe che si verificasse altro?!…), tra le sue note distintive, annovera anche una lunga serie di suicidi tra le persone da esso “attenzionate”. Non abbiamo lo stato d’animo per produrre liste, ma ne ricordiamo alcuni: Francesca Ederoclite https://www.ilgiornale.it/news/cronache/dai-diavoli-veleno-caso-pedofilia-bassa-modenese-1956510.html ; Roberto Pauluzzi https://www.lafionda.com/loscura-vicenda-di-roberto-pauluzzi-uomo-e-padre-1/ ; Pietro Perdu Perra. Sul suo suicidio riportiamo l’e.mail che ci ha scritto un nostro amico subito dopo: “… ha cercato qualcuno con cui parlare mentre la faceva finita, non voleva morire da solo. Ha cercato W. B. alle 4, che non ha risposto perché dormiva. Ti allego il post che ha fatto su FB la mattina dopo. Ha scritto a me alle 5,40 e siamo rimasti collegati fino alle 5,56 (non ci siamo mai scambiati il numero di telefono, abbiamo sempre usato Facebook che permette di scrivere e parlare in privato gli ho chiesto come potevo aiutarlo ma dopo 1 minuto ha chiuso il collegamento – Ti allego l’ultima messaggeria di F.B. Ha telefonato al suo avvocato A. S. alle 6,10, alle 7 è morto mentre era al telefono con lei”.
Dopo essere stato costretto a rivolgersi in tribunale per la mancata riscossione del trattamento di quiescenza materno, il protagonista del nostro racconto ha sperimentato il deflagrante ingresso nella sua vita di personaggi particolarmente squallidi (l’intera corte dei miracoli che vive da parassita a ridosso delle aule giudiziarie e sulle disgrazie familiari altrui). Ha subito decessi di persone care, gravi malattie, considerevoli perdite patrimoniali, mancata riscossione della sua quota ereditaria, pressappochismo giudiziale, azioni intenzionalmente fraudolente, smarrimento di una ventina di documenti cruciali nei fascicoli del tribunale, sgradevoli esiti di (furti?) nell’abitazione materna, spoliazione dell’anziana genitrice con annessa appropriazione indebita a detrimento delle sue pensioni mensili, sparizione di cari ricordi familiari, calunnie, diffamazioni, pesanti parole in libertà di rappresentanti istituzionali, eccezionale accanimento inquisitorio, un debito di circa diecimila euro per il funerale della madre (ma chi l’ha commissionato?), ed altri rimarchevoli danni. Allargando un po’ la visuale ecco alcuni esiti conseguenti al suo chiedere aiuto alle “autorità”:
Ha subito diverse denunce penali che non si reggono in piedi perché sono stati ignorati fatti, documenti, quietanze e testimonianze scritte, perché le accuse non sono supportate da adeguate indagini; perché quelle svolte sono state realizzate in maniera estremamente superficiale, perché gli addebiti sono imperniati su calunnie interessate e su “sit” elusive e/o lapalissianamente false. Tutto è stato documentato, non soltanto in sede giudiziaria, anche in maniera pletorica, ma persino in questa sede nel corso della narrazione. Solo se qualche p.m. lo volesse davvero fare, il castello accusatorio potrebbe essere smantellato in pochi minuti. Va da sé che la cosa non interessa, anzi, ignorando immancabilmente documenti e fatti dimostrati, lasciano intendere che gli interessi degli inquirenti sono rivolti in ben altre direzioni. C’è chi può portare avanti i propri teoremi a prescindere da qualunque fatto oggettivo. Disponiamo di numerosi esempi. Il successivo promemoria scritto per la madre novantunenne dell’istante, depositato in ben tre fascicoli del tribunale, è andato smarrito tre volte.

Persino l’ex procuratore della Repubblica (Andrea Vardaro) ha partecipato al grande gioco di prestigio asserendo che l’imputato-indagato-ricorrente in CEDU faceva mancare i mezzi di sussistenza a madre e sorella.

Il primo G.T. intervenuto, malgrado la madre del nostro amico non potesse ricevere la pensione mensile per ragioni burocratiche, si è dichiarato incompetente a dargli udienza.



All’avvocato G. C. (pur diffidato con serie morivazioni dall’istante, anche via PEC) è stato consentito di presenziare all’udienza dell’11/3/2021 per la procedura AdS (su incarico di chi?) con una procura speciale relativa all’amministrazione di un morto (deceduto il 14/8/2019).

La sparizione di preziosi, beni e soldi delle sue congiunte.

Notevoli spese giudiziarie (per la consulenza pluriennale di quattro-cinque avvocati).
Mala gestio dell’AdS della madre (perdita stimata per sottrazione arbitraria dell’incaricato S. A., dipendente di una associazione di servizi sociali privata, di oltre 10000 euro)


Circa un anno di vita della sorella in stato di generale trascuratezza igienica: anche con i topi nel giardino di casa, senza domestica e senza badante.


La ciclica questua della sorella, rimasta frequentemente priva di denaro tanto da chiedere soldi ad un suo vicino di casa. Forse perché pretendeva dall’AdS C. T. e dall’assistente assistente sociale S. C. “acquisti particolari” e dunque faceva spendere loro tutta la sua pensione?

La secretazione dei fascicoli giacenti nelle cancellerie dei tribunali, addòtta come iniziativa a rispetto della privacy dei “beneficiati”, in effetti finisce per nascondere soprusi di varia natura. Segnatamente in determinati contesti la non trasparenza favorisce la nascita di sodalizi malavitosi inattaccabili. Denunciare può sortire l’effetto che per un taglieggiato avrebbe fare le proprie rimostranze ad un “capuvastuni”: il rischio di patire delle rappresaglie. La collaborazione esclusiva tra amministratore di sostegno e giudice tutelare può evolvere in maniera simile al procedere del gatto e della volpe di collodiana memoria. Pinocchio, dopo il furto da essi perpetrato, per recuperare le monete d’oro rubate, si rivolge ad un giudice, che paradossalmente lo condanna alla prigione.
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Costretti a recarci in tribunale si desidererebbe incontrare non già soggetti che si ritengono semidei, ma giuristi con adeguata conoscenza dei fascicoli che maneggiano. Non è sempre così, anzi ci si imbatte, fin troppo spesso, in magistrati “stressati” che non conoscono gli atti di causa. Poi ci sono quelli che dell’apparato normativo vigente se ne infischiano decidendo, tanto personalmente quanto insindacabilmente, le azioni che sono legittime e quelle che non lo sono. Questa varietà di soggetti si prospetta boriosamente come se fosse la legge tout court.
Prima di allegare la copia del decreto del G.T. del 11/6/2024 facciamo alcune considerazioni.
Il decreto sottostante è la “risposta” che il giudice tutelare ha ritenuto di dare alla memoria-richiesta depositata dall’istante il 2/10/2023 (dunque rimasta lettera morta per mesi).
Quello che, del documento, ci è balzato agli occhi è la seguente argomentazione: “… le osservazioni concernenti il rapporto uscite/entrate risultano generiche in quanto non indicano specifici atti di cattiva gestione, posto – peraltro – che un beneficiario non è una società, vive di bisogni quotidiani – personali, sanitari – di talché la gestione del patrimonio, per quanto equilibrata, conosce la tensione delle aspirazioni e dei bisogni personali del beneficiario – che devono essere tenuti in adeguato conto dal tutore – posto che la tutela, come l’amministrazione di sostegno, è un sistema che è diretto alla cura ed allo sviluppo della persona del beneficiario e non alla conservazione del suo patrimonio, di talché eventuali spese fatte per il beneficiario – anche per interessi personali – risultano conformi all’esercizio della tutela, costituzionalmente interpretata, di veicolo della persona e della sua personalità …”.
Insomma sembra che l’istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno sia la soluzione per raggiungere il paradiso in terra e non già un muro eretto dispoticamente da certa magistratura contro la libertà del più vulnerabili e dei loro familiari, per controllare soprattutto i loro patrimoni. Non ci aspettavamo di trovare considerazioni cotanto alate per la reale applicazione della vituperata legge n. 6/2004. L’eloquio non è sufficiente per renderla diversa da ciò che nefastamente produce ogni giorno. Chissà perché le liriche digressioni del giudice tutelare sulla bontà delle amministrazioni giudiziarie esogene ci hanno mandato con il pensiero alla beffarda didascalia collocata agli ingressi dei lager nazisti: “Arbeit macht frei”.

Il 20/8/2021 scrivevamo: “Sottolineiamo soltanto che il G.T, per giustificare il suo provvedimento, asserisce il falso dichiarando che il nostro amico è indagato per “condotte ipotizzate dannose nei confronti delle congiunte” e per “circonvenzione d’incapace”. Un lapsus freudiano, una distrazione o la consapevolezza che ad aver circuito le congiunte del ricorrente siano stati proprio gli “ignoti” della denuncia presentata dallo stesso il 16 giugno 2020?“
Sembra che anche questo ultimo G.T., come è accaduto ad altri suoi colleghi (persino ad un esimio procuratore generale di corte d’appello), non sia scampato al fascino di questo reato: ce l’ha fatta anche lui ad imputarlo al nostro amico. L’art. 643 c.p. (così come è formulato) è una vera provvidenza. In certe procedure, dove operano determinati personaggi, come si dice a Roma, c’è trippa pe’ ggatti!
L’attuale G.T. accredita come tardivo un reclamo che invece è stato presentato otto giorni dopo il provvedimento del G.T. Anna Puliafito (coda integrativa del precedente), ma “erroneamente” considerato depositato in ritardo dal giudice Riccardo Rosetti.
Il G.T., tra l’altro, prende per buone le accuse dell’AdS C. T. che lamenta appropriazioni indebite per un importo di 127.400 euro. In realtà l’attuale ricorrente in CEDU, nel corso di quegli anni, ha dato alla sorella una somma di gran lunga superiore a quella riportata dall’amministratore di sostegno ed è attualmente in credito con la germana.
Alla “beneficiata”, come da prassi, si può mettere in bocca di tutto e di più. Basta che così facendo si compiacciano i committenti del servizio di monitoraggio. L’addestramento dei professionisti del conflitto prevede il prodigarsi per la rottura dei legami di solidarietà. Uno dei metodi più impiegati è quello di seminare zizzania in qualunque maniera tra congiunti. Un altro classico per rendere remissivo/succube il nucleo familiare sorvegliato è l’impiego delle debolezze del “beneficiato” (malattie comprese) prima contro di lui e poi contro i suoi affetti. Nel caso della vicenda di cui teniamo la cronaca da quattro anni, alcuni “benefattori”, introdottosi nell’abitazione materna in epoca di pandemia, hanno cominciato l’opera di insediamento raccontando delle fandonie alla genitrice del ricorrente. Per commentare il caso in esame ci limitiamo a dire che, a proposito della casa su cui discetta argutamente l’assistente sociale, il fratello dell’amministrata ha risposto a tutte le sue curiosità. Va solo aggiunto che al fine di rispettare i sogni della sorella (la quale voleva trasferirsi in quella dimora) l’uomo per salvaguardare quell’abitazione di vacanza, a tutt’oggi, ha speso 69.555,64 euro (soldi che avrebbe dovuto pagare l’amministrata giudiziaria). Dunque, andrebbe preso in considerazione ancora un altro credito per il “pluricolpevole” del tribunale in cui opera il giudice tutelare estensore del decreto.
Ecco la determinazione “Andea Barzellotti” del 11/6/2024 :





15/6/2024 Antonio Bertinelli