Giustizia 2024? un incubo (165 puntata)

Pensando a quei magistrati che svolgono ammirevolmente il loro difficile lavoro, da un bel po’ di anni, ci chiediamo come facciano a sopportare il giustificabile sospetto di attori e convenuti nei palazzi di giustizia sulla loro integrità morale, in quanto membri di una categoria che soffre la perdita di rispetto, di prestigio e di credibilità nell’opinione pubblica. Per la prima volta nella storia nazionale si è verificato che la maggioranza degli elettori non è andata a votare e crediamo che sia anche stata una delle poche volte in cui coloro che sono andati a votare non si sono lasciati influenzare dalle pesantissime traversie giudiziarie dei candidati. Le inchieste giudiziarie non sono riuscite a fermare il sindaco pugliese Antonio Decaro e Mimmo Lucano, primo cittadino di Riace, che nelle aule di giustizia ha passato circa sette anni.

Torniamo alla consueta cronaca fornendo le fotocopie del verbale redatto dal giudice tutelare per l’udienza del 21/5/2024. Prima di farlo riteniamo bene precisare quanto di seguito:

Lo scritto è particolarmente succinto e non rende la singolare animosità che lo ha caratterizzato.

I magistrati per conoscere la situazione giudiziaria del nostro amico (sic) hanno chiesto lumi allo stesso. Per lui si assevera, speriamo erroneamente, una nuova accusa (sottrazione di preziosi).

Dove si afferma che “il notaio si rifiutò di fare l’atto” va precisato che l’atto, su richiesta della madre dell’indagato-imputato-ricorrente in CEDU, era pronto da mesi (ma bloccato nello studio notarile dalle limitazioni normative anti-covid 19). Il notaio ed il di lui collaboratore, preso atto che l’anziana donna era stata “imboccata” dall’avvocato G. C. si ritirarono in buon ordine senza chiedere l’onorario.

Ci domandiamo di quale credibilità debba godere l’assistente sociale S. C. (quella che è andata a fare acquisti inverosimili per l’amministrata insieme all’avvocato C. T.) quando solleva sibillinamente delle ombre o quando, ad esempio, dice: “Mi ha rappresentato che il fratello la trattava male e mi ha ribadito la volontà di non lasciare nulla ai suoi familiari dopo la sua morte”. Giova precisare che S. C. ha chiesto le informazioni che desiderava al fratello della “beneficiata” ottenendole tutte in maniera precisa ed esauriente.

L’AdS C. T. ha spesso promesso agli avvocati che hanno patrocinato l’uomo, ma non ha mai restituito (più o meno 2000 euro quietanzati, figuriamoci quelli senza ricevute) le spese affrontate dal fratello della sua amministrata.

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13/6/2024 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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