Dopo la riforma del diritto di famiglia, col passare degli anni, il legislatore è riuscito, sempre di più, ad infilare l’attività giurisdizionale all’interno della famiglia, dove la magistratura si è premurata di svolgere un’azione profonda di verifica, censura e controllo. In questo compito sono poche le toghe che rifuggono l’impegno ideologico, ancor meno sono quelle insensibili all’odore dei soldi e alle prospettive di carriera. La magistratura e la famiglia sono saldamente interrelate, segnatamente in rapporto ai Tribunali per le persone, i minorenni e le famiglie, che si occupano di controversie in materia di diritto in tema. La “specializzazione” degli addetti non evita e non ha evitato obbrobri giuridici come quello del 1988 che riguardò Serena Cruz ed i coniugi Giubergia o quello recente del piccolo affidato ad una coppia per tre anni e poi dato in adozione ad un’altra famiglia, tre giorni dopo la convocazione da parte dei servizi sociali di Como. Una storia definita dall’ex magistrato Simonetta Matone, durante un’interrogazione parlamentare, “di una gravità inaudita”. Nel corso del discorso ha aggiunto che “Da un punto di vista tecnico-giuridico ciò che il Tribunale per i Minorenni sostiene è errato, è falso, è menzognero e mi assumo la responsabilità di quello che dico”. Vicende di questo tipo vengono giustificate dai giudici con ”esigenze di rispetto della legge che sono imposte dalla tutela di interessi pubblici assolutamente preminenti”. Manca un nuovo censimento dei bambini allontanati dai propri nuclei di origine, piccoli che vivono nella nebbia delle comunità e degli affidi. Secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nel 2023, 15993 soggetti erano collocati presso famiglie affidatarie e 18304 erano accolti in comunità residenziali. Nel 2015 “Finalmente Liberi Onlus” asseriva: “È evidente l’incongruità e la gravità della situazione: il 20 per cento circa dei magistrati minorili italiani ha un qualche interesse diretto (ed economico) a che i bambini finiscano in un centro d’affido. Un centro che per quei bambini, dagli enti locali, incassa una retta giornaliera a volte elevata. Finalmente Liberi ha individuato più casi dove la tariffa supera i 400 euro al dì. Un giro d’affari di un paio di miliardi l’anno”. Non poche opacità ha pure il sistema delle tutele che si mette in moto con l’istituto giuridico dell’amministrazione di sostegno esogena. Gli ultimi dati Istat confermano l’inverno demografico. Il Belpaese, ormai morente, fa rilevare per il 2024 il tasso di fecondità più basso da quando viene rilevato. “Con 1,18 figli per donna viene superato il minimo di 1,19 del 1995, anno nel quale sono nati 526000 bambini contro i 370000 del 2024”. Da diversi anni le possibilità di programmare del parassitismo sulla “tutela” dei minori, per i professionisti del ramo, si sono assottigliate. Il nuovo business si costruisce con estrema facilità sulle amministrazioni di sostegno terze, una delle oscenità giudiziarie più sommerse d’Italia. Sembra inverosimile, tutti sanno, ma tutti tacciono. Dal capo del Consiglio Superiore della Magistratura ai vigilanti privati in servizio nei tribunali. Ineffabili Torquemada, attenti informatori, che sembrano usciti ieri da un ufficio dell’OVRA, legulei e giudici che nulla hanno da imparare da quelli del Tribunale del Popolo presieduto dal noto giurista del Reich Roland Freisler ammantano di legalità le privazioni di libertà e di patrimoni personali riservati ai loro “beneficiati”. E’ stato messo in piedi un sistema di fornitura di tutele giudiziarie che si autolegittima attraverso determinati magistrati ed i loro rispettivi sodali, dunque non è minimamente scalfibile. Non esiste potere in grado di arrestare l’infernale ingranaggio. Per comprendere l’invincibilità di certe forze organizzate basti pensare che Papa Francesco, a causa di opposizioni sotterranee vaticane, non ha mai ottenuto il documento collegiale per colpire mafie e corruzione nei codici della Chiesa, come da suo antico desiderio e ambizioso progetto. La sorella del nostro amico ha perduto la libertà dopo la nomina di un AdS con decreto giudiziale del 19/7/2021. Fino a quando ha potuto contare sulle pur minime forze della madre e sul fratello, in qualità di suo procuratore generale, la qualità della sua vita non è mai precipitata a livelli infimi. Dopo la morte della genitrice è iniziato, tra l’altro, anche il veloce declino della sua salute. Di seguito, evitando quelle che, superando certi limiti, potrebbero turbare il lettore, mettiamo alcune foto che inquadrano lo stato di abbandono dell’abitazione in cui la disabile è stata lasciata per mesi dall’AdS C.T.:




La donna, lasciata nell’indigenza dal suo AdS, spesso è stata costretta a chiedere i soldi per fare la spesa ad un suo vicino di casa:




Il 21/9/2024 l’AdS C. T. fa abbattere, scardinandola, la porta di casa (in comproprietà con il fratello) in cui abita l’amministrata giudiziale. L’azione comandata dall’amministratore, con dispiego enorme di mezzi e persone, che inoltre provoca un inutile trauma alla disabile, finisce per privare il nostro amico della chiave della porta. La chiave dell’appartamento permetteva all’uomo, quando la sorella non rispondeva al campanello o al telefono, di verificare se la stessa avesse necessità di aiuto. L’oggetto non aveva altri usi.



Il 26/3/2025 la sorella dell’imputato, su segnalazione/reclamo di alcuni abitanti del quartiere in cui abita, viene ricoverata in ospedale (reparto SPDC).
Il protagonista della nostra storia, qualche giorno dopo, recandosi in ospedale per fare visita alla sorella, apprende da un medico del reparto che in casa della ricoverata c’è stato un furto. L’AdS C.T. che, secondo quanto ha riferito il dottore citato, ha fatto la relativa denuncia provvederà a fare rimettere in ordine l’appartamento.
I’11/4/2025 la paziente viene dimessa. All’atto delle dimissioni un medico consegna nelle mani della donna la cartella clinica ed una scatola di medicine. Il fratello fa laconicamente notare allo psichiatra che non intende prendersi delle responsabilità per quanto non è stato messo nelle sue mani. Il medico replica che i servi sociali e l’AdS della sorella non abbandoneranno l’amministrata giudiziale e che per lei è stato predisposto un piano terapeutico. Quindi dove sta il problema?
E’ il brodo di coltura in cui sono stati addestrati certi personaggi che non va. Sono i modi subdoli impiegati per usare la fragilità del “beneficiato” contro di lui e contro i suoi cari. E’ la frammentazione della famiglia con i suoi affetti e le sue abituali solidarietà cercata e attivamente sostenuta da soggetti istituzionali per sostituirla con surrogati, per sostituirsi presuntuosamente ad essa, per sfiduciare/sminuire il ruolo del familiare più premuroso, per “assoggettare” totalmente ed irreversibilmente l’amministrato giudiziale.
Fuori dal nosocomio, con fare brusco, la donna chiede al fratello, l’acquisto di un gustoso pranzo da consumare in auto e l’acquisto di un orologio da polso di buona qualità perché ne è rimasta priva. L’uomo provvede ad esaudire i suoi desideri, ma si domanda cosa abbia fatto per meritare tanta sgarbatezza. Riflettendoci sopra si immedesima nella sorella e deve ammettere che, davanti all’azione tutelare della magistratura, così come in questa sede narrata, non le ha potuto conservare la libertà personale, non le ha potuto risparmiare la perdita dei suoi beni, non le ha potuto garantire una vita privata degna di essere vissuta, non le ha potuto scansare umiliazioni, non le ha potuto evitare un mortificante ricovero ospedaliero. E’ dunque comprensibile che la donna, dopo anni di “vita forzata”, nutra qualche dubbio sulla “protezione” che il fratello è in grado di garantirle. Magari, nei suoi momenti peggiori, sarà arrivata pure ad immaginarlo in combutta con i suoi carcerieri.
E’ con metodi simili a quelli esposti nel corso di questa lunga narrazione che il complesso istituzionale distopico operante in tema di amministrazioni di sostegno riesce ad ottenere la quadratura del cerchio, ovvero il depauperamento e l’annientamento di coloro che vengono chiamati “beneficiati”, insieme a familiari ed amici.
23/4/2025 Antonio Bertinelli