Un neofita a briglie sciolte

Ancora nel 1999 nulla era più semplice che inviare una lettera. Bastava andare in qualunque tabaccheria, acquistare un francobollo da 800 lire, incollarlo sulla busta da spedire per poi inserirla nella buca delle lettere che, quasi sempre, era ubicata in prossimità della rivendita. Col passare del tempo l’asserita “evoluzione” ci ha soverchiato. I prezzi per lettera sono stati diversificati, aumentati e, soprattutto, il reperimento del francobollo “in tariffa esatta” è diventato difficilissimo, quando non addirittura impossibile. Tempo addietro, nella necessità di dover fare una spedizione, come già sono costretti a fare tutti, ci siamo dovuti sobbarcare la lunga fila di un ufficio postale. Giunti allo sportello l’impiegato ci ha suggerito di avvalersi del servizio di “Posta 1”. Per questa lettera, anziché pagare 1,10 euro, abbiamo pagato 2,80 euro per garantirci la “numerazione” del nostro invio: 2IUP0217223143 del 24 giugno 2021. La lettera non è mai stata recapitata al destinatario e dunque, confortati dalla ricevuta della spedizione di cui eravamo in possesso, abbiamo inoltrato un reclamo. Dopo un certo lasso di tempo c’è stato risposto:“omissis – per tale tipologia di prodotto non è previsto sistema di tracciatura elettronica che consenta di attestarne la data di spedizione e la puntuale consegna – omissis – rimborsi, indennizzi o ristori sono previsti per i soli servizi per i quali sia possibile determinare in modo certo, ovvero sulla base di riscontri obiettivi, i dati relativi alla spedizione, destinazione e consegna – omissis”. I commenti li lasciamo al lettore mentre noi, ancora una volta, ci lasciamo prendere dalla nostalgia per un mondo, dove non c’era un gran pullulare di “furbi” organizzati, ormai superato irrecuperabilmente. I nostri nonni e i nostri padri si sono fatti carne da cannone per difendere le proprie famiglie, i propri beni e la propria terra. La stessa Costituzione promulgata il 27 dicembre 1947 è anche frutto del sangue versato dai nostri ascendenti. Alcuni manipoli di impostori, nel volgere di qualche decennio, hanno liquidato e svenduto tutto quello per cui i nostri predecessori si erano battuti, incluso il proprio stesso onore quali rappresentanti istituzionali. Sono così tanti e tali i cambiamenti peggiorativi subiti, in ogni aspetto del nostro vivere, in quest’ultimo trentennio di “democrazia occidentale avanzata”, che ci siamo concessi il lusso di filosofeggiare senza averne titolo. Il male, inteso come infermità fisica e/o psichica, quasi mai suscita interrogativi inquietanti. Quello che assilla da sempre l’uomo è un altro male. E’ quello che porta Severino Boezio a chiedersi: “Si Deus est unde malum? Et si non est, unde bonum?” E’ il dilemma che si pone Arthur Schopenhauer quando reputa che l’esistenza del male sia l’unica questione effettivamente importante della filosofia, la quale non è altro che il riconoscimento dei tormenti esistenti nel mondo ed il tentativo di eliminarli. Intorno al male hanno discettato Platone, Aristotele, Plotino, Agostino d’Ippona, Immanuel Kant, Friedrich Schelling, Søren Aabye Kierkegaard, Jean-Jacques Rousseau e tanti altri ancora. Con Rousseau il male viene in una qualche maniera “secolarizzato”, cioè ricondotto agli aspetti più propriamente terreni e materiali del vivere quotidiano. Secondo lui la corruzione e l’inclinazione al male traggono origine dagli ordinamenti della società. Una volta che questi vengono mutati il male sparisce e subentra il regno della beatitudine e della felicità. L’ottimismo antropologico del filosofo francese non ha ancora trovato riscontri storici e dobbiamo riconoscere la connaturalità del male all’agire umano. Sembra proprio che non possiamo scuoterci di dosso la nostra finitezza, perché nessuno di noi è in grado di eliminare il potere del male. Se ne trova sempre in abbondanza e spesso appare del tutto gratuito (https://www.lafionda.com/femminicidio-in-vita-e-la-banalita-del-male/), anche se per certi aspetti diventa facilmente incasellabile. Il male associato al femminismo lo è di certo, lo è a tal punto da essere parte integrante delle politiche di governo e delle direttive sovranazionali a cui lo stesso si conforma, in perfetta sintonia con gli imperativi del neoliberismo. Non è raro constatare che, con il passare degli anni, i salari si sono dimezzati ed oggi la coppia raggiunge la somma mensile che un tempo guadagnava l’uomo da solo. Uomini e donne delle classi più povere sono uniti dalle esigenze quotidiane, schiavi dei bisogni della pura sopravvivenza. L’attitudine mimetica del capitalismo ha, tra l’altro, asservito qualunque mutazione culturale alla legge del profitto, trasformando ogni figura sociale in consumatore. Questi non ha e non deve avere il tempo né per meditare né tanto meno per le premure da dedicare alla famiglia. Il consumatore deve produrre e spendere, vivere in eccedenza di oggetti e in carenza di affetti. In mancanza di famiglia l’impulso ad acquistare e possedere di tutto, anche delle cose superflue, è più intenso. La famiglia è la prima istituzione sociale dove si propongono modelli comportamentali che quotidianamente interagiscono con l’ambiente circostante. Questi esempi si manifestano tramite le tradizioni, la morale, le forme comunicative, le idee, i culti ed, innanzitutto, gli schemi cognitivi adatti per la formazione dei figli. Per la sana crescita psichica dei bambini è imprescindibile far loro percepire il divario tra il bene ed il male, proprio per essere poi in grado, durante la vita adulta, di fare le scelte “giuste”. I portatori di questi esempi dovrebbero essere i genitori che, in qualità di educatori, hanno il dovere di trasmettere ai propri figli quei valori di correttezza, fiducia, fedeltà, giustizia, indispensabili per avviare relazioni costruttive con gli altri. Ma ciò è disfunzionale per coloro che, come gli stessi messi del femminismo, ambiscono a lacerare sempre di più il tessuto sociale. Un giovane con un solido sapere professionale, con dei sani principi morali, con una personalità equilibrata, certo della propria identità sessuale, con delle aspettative decorose sul proprio futuro, non soddisfa le esigenze del liberismo. Al sistema servono individui intercambiabili, ignoranti, insicuri, ricattabili, fragili, bisognosi di essere diretti perché incapaci di autodeterminarsi. Questo tipo di caratteristiche sono proprie dei figli che vivono conflitti difficili da gestire perché sono il prodotto di una coppia separata, dove lei, con l’ausilio delle istituzioni, magistratura in primis, diventa l’unica figura di riferimento, mette in atto e vince una guerra senza limiti di tempo contro l’ex compagno. La famiglia è il luogo della solidarietà, dove ognuno trova il necessario sostegno per affrontare qualunque difficoltà possa incontrare nel corso della propria vita. Ma il finanzcapitalismo non vuole nuclei di aggregazione e di sostegno. Questa gigantesca costruzione, che ha superato in efficienza il capitalismo industriale, per la sua propagazione globale e per la sua minuziosa infiltrazione non ha necessità di individui moralmente timorati, solidali ed amanti della pace. La violenza del femminismo che si ammanta di vittimismo, che si avvale delle menzogne, moltiplicate e ratificate nelle sedi parlamentari, che prevarica e rimuove tutto ciò che è maschile, è il passepartout per rendere la società occidentale sempre più fluida. Il trionfo delle sue idee avvelenate porta all’intensificazione esasperata dei processi di individualizzazione. Ogni configurazione del vivere, dai rapporti di lavoro alle relazioni amorose, annuncia la scomparsa della dimensione della sicurezza. Il circolo fusionale materno garantito dall’esclusione della figura maschile paterna, così come ha preteso e pretende l’impegno militante femminista, serve a produrre soggetti plastici, ovvero una sommatoria di monadi inidonei per opporsi a qualunque potere arbitrario. In nome dell’affrancamento da un supposto persistente e prepotente patriarcato lo sciame insofferente del femminismo reclama sempre più diritti, sempre più libertà senza incombenze. E’ insensibile all’ascolto di chi viene travolto dai suoi programmi, è incapace di osservare le vite di scarto degli stigmatizzati così come il nazismo lo fu nei confronti degli ebrei e di altri gruppi di “sotto-uomini”. Filosofi e pensatori d’ogni tempo hanno enunciato teorie complesse e spesso opposte, senza riuscire a fare totale chiarezza e senza abbracciare tutta la casistica del male. Kant ritiene che in ogni uomo operi una legge morale non dipendente dall’esperienza ma dalla sua ragione, una morale universale e necessaria in ogni momento della storia e in ogni luogo. Chi sottoscrive l’ideologia femminista, uno dei più grandi mali attuali, sembra non subire l’influsso della regola morale di cui parla il filosofo. Per favorire le leggi del consumo e quelle dei mercati calpesta persino il dettato costituzionale sul quale il Presidente del Consiglio ed i ministri sono tenuti a giurare. Lo fanno pronunciando la seguente formula rituale: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”. Negli organismi (nazionali ed internazionali) dove si esercita il potere le istanze del femminismo trovano sempre accoglienza e promozione. Uno degli esempi più appariscenti e recenti si basa sulla menzogna che il maschio è aprioristicamente “unico e assiduo portatore di violenza”. In base alla menzogna si vuole riformare il processo civile rinnegando dei basilari principi giuridici e persino delle norme costituzionali. In verità bisognerebbe dire che scalzando gli uomini da tutti i posti ed i ruoli che non siano a rischio di morte e/o estremamente faticosi si darebbe maggiore potere alle donne. E non sicuramente in quanto il liberismo nutre un amore viscerale per il sesso femminile. E’ solo una questione di tornaconto. Le donne, oltre che incarnare al meglio l’homo consumens, non sono idonee a sostenere scontri fisici, non sono state selezionate dalla natura per combattere, non hanno la tenacia per lottare a lungo, sono in genere animate da spirito gregario. In altri termini hanno altre specificità, una delle quali consiste nell’aderire alle direttive di chi comanda senza obiettare. Con il martellamento ossessivo dei maschi il male del femminismo vuole togliere di mezzo chi potrebbe rappresentare un ostacolo nella marcia inarrestabile del finanzcapitalismo, “mira a sfiancare chi per secoli ha rappresentato il nocciolo duro di ogni civiltà, la “forza” che ha in ogni tempo assicurato la sopravvivenza e la coesione sociale, l’immagine dell’autorevolezza, il soggetto capace di saper conservare l’identità ed il patrimonio familiare per la prole, colui che per natura è meno affascinato dal brillio apparente e guarda di più alla necessarietà delle cose”. Se mai domani la storia chiamerà a processo, come accadde per i criminali nazisti, coloro che oggi fiancheggiano scelte politiche operate fuori d’Italia e non realizzate nell’interesse degli Italiani, bisognerà ricordarsi dello zelo odierno di quelli che proveranno a discolparsi dalle aberrazioni e dal male imposto con la dottrina femminista, dicendo che loro sono stati dei semplici esecutori di direttive sovranazionali.

17/10/2021 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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