“Allora io me ne vado in cantina e tu te ne vai affanculo brutto ladro”
L’amministratore del marchese del Grillo, nel film di Mario Monicelli, era disonesto. La frase pronunciata da Gasperino il carbonaro fa riferimento ad una scena in cui l’amministratore infedele viene scoperto a rubare e licenziato su due piedi. Nella realtà odierna liberarsi da un amministratore (specialmente se nominato da un tribunale) è praticamente impossibile. Il nostro amico, qualche giorno fa, ha depositato una memoria per ribattere all’istanza di “sequestro in corso di causa” depositata dall’AdS della sorella. Oggi c’è stata l’udienza telematica relativa. Riporteremo copia degli atti dopo il pronunciamento del giudice. Nella memoria citata è stato fatto rilevare con documenti appropriati che la casa del nostro amico non è mai stata messa in vendita e continua ad essere di sua proprietà; che le operazioni immobiliari da lui effettuate sono legittime e adeguatamente motivate; che l’AdS ha dimenticato di citare delle operazioni bancarie a favore della sua amministrata per settantatremila euro; che l’AdS ha già mentito ad un altro giudice sulle movimentazioni di denaro intercorse tra i germani; che il nostro amico, a tutt’oggi, vanta un considerevole credito nei confronti della sorella.
Per sottolineare ancora una volta quanto sia accidentato il percorso giudiziario di quelli che sono costretti a lottare contro gli arbitri consentiti dall’applicazione-interpretazione della legge n. 6/2004 forniamo la copia di un documento. Una gran parte di familiari dei “beneficiati” giudiziari, travolta da questa legge criminogena, ha sperimentato l’attacco calunnioso dei “benefattori” esogeni scelti dai tribunali e l’attacco personale tramite l’impiego del codice penale. Dal documento qui fornito si capisce cosa accade a chi lo dichiara apertamente.
