Giustizia 2025? un incubo (196 puntata)

La tipologia dei valori che impregnano gli stili di vita imposti al Paese è ben rappresentata anche dalle decine di migliaia di storie invereconde che prendono le mosse dall’applicazione/interpretazione della legge n.6/2024. Il processo a coloro che si sono maggiormente esposti per salvaguardare i suoi effettivi interessi e per ottenere il rispetto dei desideri del prof. Carlo Gilardi va avanti. Dopo l’incredibile censura del CSM, sotto accusa erano finite Nina Palmieri e Carlotta Bizzarri (giornaliste) con Ibrahim El Mazoury, ex badante del docente lombardo, morto nell’ottobre 2023. Bisogna ammettere che lo stile del gruppo “Le Iene” non è quello di Indro Montanelli, di Enzo Biagi o di Giorgio Bocca, però, piaccia o meno, i servizi giornalistici relativi al “Santo di Airuno” sono stati documentatissimi. L’accusa rivolta ai tre personaggi sotto processo è quella di diffamazione aggravata a danno dell’avvocatessa Elena Barra, amministratore di sostegno dell’anziano. Il pubblico ministero Chiara Stoppioni ha chiesto la condanna a un mese di reclusione ciascuno per i tre imputati. Dopo la requisitoria del pm, ha preso la parola l’avvocatessa di parte civile Elena Ammannato, collega di studio dell’AdS Elena Barra, che ha chiesto un risarcimento “non inferiore a 300mila euro”. Quando è proprio inevitabile affrontare il tema, le figure degli amministratori terzi sono quelle che fanno da parafulmini per le rarissime tempeste mediatiche che, di tanto in tanto, si scaricano sulle decisioni della magistratura “addetta alla famiglia”. E si perché le responsabilità che vengono addossate agli AdS sono eminentemente di chi attribuisce loro l’incarico bypassando ed intralciando con ogni mezzo i familiari dei loro “beneficiati”. La vulgata giudiziale vorrebbe che i loro incaricati siano dei bravi amministratori, eppure è proprio la poca diligenza nell’amministrare i beni altrui che le diadi GT-AdS fanno rimarcare le loro peggiori mancanze. Nel 2017 il prof. Gilardi (il quale godeva anche di una discreta pensione INPS) aveva in banca cinquecentomila euro. Alla sua morte sul suo conto corrente erano rimasti sessantamila euro.

Il nostro amico, ancora in rilevante credito con l’AdS della sorella, cosa di cui è stato sempre informato anche il giudice tutelare, non ha mai ricevuto, neanche parte, di quanto gli è dovuto. Più volte ha fatto rimarcare la poca cura che ha messo l’avvocato C. T. nel pagare fatture o nell’intrattenere rapporti con alcune società di servizi.

Dopo essere stato sollevato, dalla magistratura, dai compiti che svolgeva fin dal marzo 2006 per conto delle proprie congiunte, l’uomo ha assistito e subito una pessima amministrazione giudiziale. Periodicamente emerge un “problema ACEA” (leggasi puntata n. 72) mai risolto.

Ieri, 20/5/2025, il nostro imputato ha ricevuto, via e.mail, un’indebita richiesta di denaro. Dopo avervi posto una nota a caratteri stampatello l’ha inoltrata a vari soggetti:

Ecco la ricevuta della raccomandata con cui stabilì il primo contatto per la richiesta dell’ACEA. Il testo intero del documento è stato trascritto nella parte finale della puntata n, 72:

Ecco la ricevuta del servizio acquedotti del Comune (gestore precedente alla privatizzazione ACEA) da cui si evince che non esistevano debiti. In seguito ai controlli degli addetti comunali, la titolare del contratto (madre del nostro amico) risultava in credito e veniva conformemente rimborsata:

21/5/2025 Antonio Bertinelli

Pubblicato da antoniobertinelli

Melius cavere quam pavere

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